Running: Scarpe da corsa

Coronavirus, il consiglio è rimanere a casa: così si divide il mondo della corsa

Coronavirus, il consiglio è rimanere a casa: così si divide il mondo della corsa
per Alba Dalù Stampa |

Nell'Italia che è ormai interamente zona rossa, sono numerosi i dubbi relativi all'attività motoria e sportiva, in particolare alla corsa. In meno di una settimana sono stati approvati tre decreti, con l'intento di limitare i contagi da Coronavirus, contagi che hanno mantenuto, si ricordi, un andamento costante. I decreti però hanno suscitato confusione per cui è opportuno fare chiarezza, fermo restando che le norme potrebbero essere modificate con l'evoluzione della questione epidemiologica.

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#IOSTOACASA: cosa dicono i decreti

I decreti sono stati pensati per evitare i contatti sociali, gli assembramenti e gli spostamenti di persone fatta eccezione per particolari necessità lavorative o di salute o ancora per l'acquisto di beni di prima necessità. Quale incidenza hanno avuto quindi le misure nel mondo dello sport? Sono stati sospesi gli eventi sportivi e le competizioni, nonché gli allenamenti in spazi aperti; sono permessi invece gli allenamenti a porte chiuse per professionisti e non, riconosciuti dal CONI e dalle relative federazioni, in vista di partecipazioni ad eventi internazionali. 

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Nello stesso tempo sono state sospese le attività di palestre e centri sportivi. Vari punti di domande restano invece sull'attività da svolgere all'aria aperta.

Cosa si legge sul sito del Governo italiano 

Alla domanda si può fare attività motoria, si legge che l'attività all'aperto è consentita a patto che la stessa venga praticata in solitudine evitando allenamenti di gruppo e che venga garantita la distanza di un metro con altri individui.
Una domanda posta da molti riguarda la necessità di portare con sé l'autodichiarazione per l'attività sportiva. Il sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri risponde anche a questo: non è necessario, almeno teoricamente.

  •  L'attività è prevista dai decreti. Nel caso in cui fossero in atto dei controlli da parte delle autorità di pubblica sicurezza, il soggetto interessato è comunque tenuto a realizzare una dichiarazione. 

Tuttavia il capo della Protezione civile, pochi giorni fa ha affermato che anche chi esce a piedi deve portare con sé l'autocertificazione, l'obbligo su quanti praticano attività sportiva è poco chiara, resta quindi soggetta a interpretazioni personali.

Cosa pensano i runner e perché sono divisi

Il consiglio è di restare a casa vista la difficoltà di rispettare talvolta le distanze di sicurezza imposte. Può infatti accadere di incrociare un corridore. O può addirittura capitare di farsi male durante l'allenamento. 

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Si vuole prevenire un eventuale affollamento di ambulatori e ospedali, impegnati in prima linea a prestare un servizio efficiente nel momento di crisi. I runner risultano divisi: il dualismo è tra coloro che continuano a correre e a praticare l'attività motoria all'aria aperta, e quanti scelgono di restare a casa. Alla base delle polemiche c'è una questione particolare: l'erronea interpretazione di molti. 

Nei giorni scorsi sono state diffuse numerose immagini che ritraevano sportivi e non, in giro per le strade o nei parchi, o addirittura individui intenti ad allenamenti sportivi irrispettosi delle norme di distanza previste. Da qui la spaccatura: da una parte i runner che proseguono ad oltranza nella scelta di essere runner, o di seguire semplicemente i consigli di un medico, e dall'altra quanti in scelgono di restare a casa senza indossare le scarpe da running

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In aumento sono coloro i quali forti di una connessione a internet, scelgono l'allenamento di gruppo virtuale per sentirsi meno soli. Naturalmente si consiglia nel caso di una corsa, di non allontanarsi troppo dalla propria abitazione. Il dilemma, in ogni caso, non riguarda soltanto i corridori.

I pareri degli esperti

Catherine Bertone, maratoneta e pediatra, in un'intervista proposta sul sito del mensile "Correre" sostiene che è giusto riuscire a trovare un modo per correre pur rispettando i limiti vigenti. L'obiettivo della corsa è infatti la produzione di endorfine, necessarie in un momento come quello che stiamo vivendo: stare a casa, non potere fare movimento, recepire continuamente informazioni sul Coronavirus, aumentano ansia e depressione. La corsa è infatti un'attività sportiva che rientra nel diritto alla salute, nel rispetto delle regole sanitarie e di sicurezza, continua Catherine Bertone.

Diversa è l'opinione di Carlo Dallocchio, neurologo e maratoneta e ciclista, che sul "Corriere della sera" consiglia invece di interrompere, ove possibile, l'attività fisica nel caso in cui non si possano usare tapis roulant, a favore di esercizi utili al potenziamento muscolare che spesso i corridori sottovalutano, come lo stretching o esercizi di potenziamento. 

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Sono tanti i supporti a disposizione che permettono l'allenamento domestico come i tutorial su Youtube messi a disposizione dalle facoltà di scienze motorie o strutture qualificate. Il pericolo in cui potrebbero incorrere i runner, secondo Dallocchio, è proprio la possibilità di incrociare corridori e infrangere le distanze di sicurezza.

Chiusura dei parchi

Intanto sono molti i sindaci e presidenti di regione che hanno deciso di chiudere i parchi pubblici. L'iniziativa è in atto in quasi tutta la penisola. Una misura tanto restrittiva è stata causata della tendenza comportamentale, registrata dopo lo stato d'allarme, di quanti hanno ignorato le limitazioni e hanno piuttosto approfittato delle belle giornate per riunirsi all'aria aperta. Insomma ognuno ha fatto come gli pareva, mettendo in difficoltà anche poliziotti e addetti al controllo dell'ordine pubblico che hanno faticato a monitorare le strade. 

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Numerose sono state infatti anche le multe. Una situazione che ha messo in difficoltà i primi cittadini per cui molti di loro sono addirittura andati personalmente tra i parchi a verificare il rispetto delle norme di distanza, come il sindaco di Bari, Decaro. 

Parchi chiusi dunque a Milano, Roma, Firenze, Piacenza. In Campania la chiusura è stata determinata da un'ordinanza del governatore, a Torino sono chiuse le aree gioco e i campetti. Nel frattempo sono state prese misure anche per le spiagge che saranno presidiate. Misure che certamente limitano il raggio di azione di quanti vogliono correre, ma che si rivelano opportune e in linea con il principio di salvaguardia della salute. 

Riassumendo, sebbene il consiglio sia quello di restare a casa, la corsa è consentita nei limiti di quanto già detto. Entrano poi in gioco le scelte personali. L'augurio è di certo uno: che si possa ritornare a correre più di prima, meglio di prima.

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